Ha tanti nomi: conta dei
carboidrati, calcolo dei carboidrati oppure, all’inglese,
Cho counting. «È un metodo di ‘pianificazione del pasto’ che consente alla persona con
diabete di essere più libera e autonoma nella gestione della sua alimentazione», spiega Carmela Capparotto, dietista e consulente del centro di riferimento Regionale per la terapia con
microinfusore della Regione Veneto; «con questo metodo la persona con diabete può contare i grammi di carboidrati consumati a ogni pasto. Introdotto negli ultimi anni, il calcolo dei carboidrati risponde bene alle esigenze delle persone con diabete che desiderano aumentare la flessibilità nella dieta mantenendo, nello stesso tempo, un ottimo controllo glicemico. Aiuta a raggiungere gli obiettivi previsti dalla
terapia insulinica intensiva», continua la dietista che lavora nel nel
Team coordinato da Daniela Bruttomesso.
«A tutt’oggi sono ancora pochi i pazienti che sono in grado di modificare correttamente la dose di
insulina adeguandola alla quantità di carboidrati assunti con la dieta, evitando così il rischio di ipo o
iperglicemie», afferma Carmela Capparotto.
I centri lo consigliano
Consigliato con forza in molti Centri ai pazienti con microinfusore, «la
conta dei carboidrati può essere proposta a tutte le persone in terapia insulinica intensiva», afferma Silvia Carletti, dietista nel Team diretto da Sergio Leotta all’Ospedale Pertini di Roma, «sempre che siano motivati a farlo».
Quest’ultima annotazione è importante perché imparare il calcolo dei carboidrati non è cosa di un giorno: «Generalmente prevediamo almeno quattro incontri individuali nell’arco di due mesi», spega Silvia Carletti, ai quali vanno aggiunti molti ‘compiti a casa’. «In effetti in questi due mesi chiediamo alla persona con diabete di dedicare molto tempo a fare pratica», nota la Carletti, laureata in Dietistica all’Università La Sapienza di Roma. Insomma un certo impegno ci vuole, «che viene ricompensato dalla maggiore flessibilità offerta nelle scelte alimentari».
Il percorso educativo per impadronirsi di questo metodo prevede quattro tappe. La prima consiste nell’apprendere cosa sono i carboidrati, in quali alimenti sono contenuti e quale ruolo svolgono nell’organismo.
L’importanza dei carboidrati
«Forniscono l’energia rapidamente utilizzabile dal nostro corpo. L’assunzione giornaliera raccomandata è pari al 45-60% dell’apporto calorico totale», sottolinea Carmela Capparotto, «con preferenza per i carboidrati a lento piuttosto che a rapido assorbimento».
Occorre quindi ripassare quali alimenti contengono carboidrati e quali invece non li contengono, o ne contengono una minima parte e quindi non influiscono o influiscono poco sulla
glicemia. «Molte persone con il diabete non hanno mai incontrato una dietista e le loro informazioni in materia possono essere imprecise», ricorda Silvia Carletti. «La seconda tappa richiede uno sforzo di me-moria e di attenzione. Si tratta infatti di imparare quanti carboidrati ci sono in una determinata quantità di alimento: per esempio 100 grammi di pane contengono 67 grammi di carboidrati. Il paziente non solo deve memorizzare la quota di carboidrati contenuta in ogni alimento, deve anche valutare con una buona precisione il peso della razione scelta», ricorda Carmela Capparotto.
«Almeno all’inizio suggeriamo di pesare spesso gli alimenti a crudo e/o a cotto con la bilancia, per poi passare ad unità di misura alternative: il ‘pugno’, il cucchiaio, il mestolo, il bicchiere… o altre che il paziente stesso individua e che verifica con il Team durante uno degli incontri», nota Silvia Carletti.
La giusta dose di insulina e carboidrati
Una volta che il paziente in terapia insulinica ha imparato a contare i carboidrati del pasto si passa alla terza tappa insegnandogli ad aggiustare la quantità di insulina in base all’introito di carboidrati. Mediamente una persona magra con una unità di insulina ‘neutralizza’ 20 grammi di carboidrati, una sovrappeso o comunque
insulinoresistente non arriva a 10 grammi. Al Servizio di Diabetologia del Pertini di Roma il rapporto insulina/carboidrati viene calcolato dal diabetologo per ogni paziente, in una prima fase in rapporto al fabbisogno insulinico giornaliero, in seguito viene modulato, se necessario, nei vari momenti della giornata in rapporto alla sensibilità insulinica. «È importante ricordare che il rapporto insulina/carboidrati varia da persona a persona e può essere diverso per la colazione, il pranzo e la cena», sottolinea Carmela Capparotto. Dividendo il numero di carboidrati per questo rapporto, è possibile determinare con precisione la quantità di insulina da iniettare. «Questo purché venga misurata la glicemia prima del pasto», sottolinea la Carletti; «e anche due ore dopo, soprattutto per vedere se si è agito correttamente».
Fare esperienza
L’ultimo passo si basa appunto sulla verifica eseguita insieme al paziente sulle diverse esperienze fatte, sottolineando i successi, vale a dire i casi in cui la dose di insulina calcolata ha permesso di mantenere una buona glicemia due ore dopo il pasto. «Dopotutto mangiamo quasi sempre le stesse cose; con il tempo molte persone con diabete imparano che quella porzione di quell’alimento richiede una determinata dose di insulina.
Si crea insomma un archivio di esperienze e i ‘calcoli’ veri e propri vengono fatti solo davanti a un alimento nuovo. Inoltre è previsto un incontro di gruppo di 7-8 pazienti che utilizzano il
counting dei carboidrati, proprio per verificare le abilità di ‘conteggio’ e di valutazione delle porzioni», conclude Silvia Carletti.
Un percorso impegnativo
Alla fine insomma tutto diventa piuttosto facile, ma sarebbe sbagliato sottovalutare l’impegno e la motivazione necessaria.
Il percorso educativo è impegnativo per il Team e anche per il paziente che deve svolgere a casa propria un grande lavoro per misurare le porzioni scelte, per calcolare i grammi di carboidrati e trascrivere i dati raccolti. Più il paziente si esercita nel pesare e misurare gli alimenti e stima con precisione la quantità di carboidrati assunti con il pasto, più sarà in grado di adeguare le dosi di insulina ai pasti, ottenendo il bene più prezioso: la libertà.
tratto dal sito www.dm1.it