Spesso i genitori dissuadono i figli diabetici dal praticare uno sport. Lo fanno per timore delle crisi
ipoglicemiche, nell’errato convincimento che l’attività sportiva possa favorire la diffusione di malattie infettive (in piscina, all’aria aperta in inverno o in ambienti chiusi come le palestre) e per una scarsa informazione sui vantaggi dell’attività fisica. In passato la medicina è caduta nell’errore opposto, inserendo lo sport tra i cardini della terapia. Una regolare e corretta attività fisica fa parte della prevenzione delle
complicanze cardiovascolari, ma non sono ancora stati dimostrati effetti positivi nella prevenzione delle complicanze microangiopatiche. Una regolare attività sportiva può avere però effetti psicologici importanti. Sul piano delle potenzialità sportive, il ragazzo con il
diabete non è diverso dagli altri e verificare queste capacità può avere effetti rassicuranti, aiutandolo a prevenire o a superare insicurezze e sentimenti di isolamento. Il successo sportivo non deve però diventare una ‘rivincita’: un eccesso di agonismo più far perdere equilibrio nell’
autocontrollo.
Nell’adolescente, inoltre, lo sport si affianca alla paninoteca, alla discoteca e alla pizzeria come momento di socializzazione e un ragazzo diabetico si sente più a disagio nei luoghi dove l’aggregazione avviene intorno a cibi o bevande che non su un campo sportivo. L’adolescente diabetico quindi può fare sport, ed è bene che lo faccia ma non deve essere obbligato a praticarlo.
L’attività sportiva presenta comunque dei rischi, ed è per questo che l’attività sportiva organizzata è preferibile a quella estemporanea. Allenamenti e incontri possono essere previsti e inseriti nella pianificazione alimentare e delle dosi di
insulina. Inoltre nella sua attività sportiva il paziente deve sempre avere a portata di mano una riserva di
zuccheri semplici e uno strumento per misurare la
glicemia. Allenatori o altre figure adulte devono essere informati sul rischio di crisi e sulle misure da prendere. Stiamo parlando ovviamente di ragazzi ben istruiti nella gestione complessiva della loro malattia, in grado di riconoscere i sintomi premonitori e abbastanza maturi da interrompere immediatamente l’attività. I genitori mantengono comunque un ruolo di sorveglianza, anche perché il rischio di
ipoglicemia più significativo si registra nelle 6-15 ore seguenti all'esercizio fisico, prevalentemente durante la notte.
La persona con il diabete può praticare qualunque sport. Si sconsigliano però le attività nelle quali una ipoglicemia può avere conseguenze più gravi come l’alpinismo, il paracadutismo, e gli sport di velocità in genere: automobilismo, motociclismo, ciclismo, windsurf. Ai soggetti con
retinopatia o
neuropatia diabetica già in atto vanno sconsigliati gli sport a rischio di traumi: pugilato e varie forme di lotta, ma anche calcio, pallavolo e basket.
tratto dal sito www.dm1.it