I progetti - AGD Lecco - onlus
 

I nostri progetti

Il Consiglio Direttivo, su mandato dell'Assemblea, si prodigherà quotidianamente al fine di sviluppare i seguenti progetti e linee guida:

  • Organizzare attività sportive e ludiche, culminanti nei cosidetti "campi scuola",  per educare i nostri ragazzi ad una corretta autogestione della malattia e aiutarli nel difficile cammino di accettazione psicologica di tutte le complicanze che ne seguono.
  • Sensibilizzare gli Organismi Sanitari e  migliorare l’assistenza medica ed Ospedaliera dei ns ragazzi diabetici.
  • Informare  quotidianamente la collettività su  tutto ciò che riguarda la vita della nostra Associazione ed il fine che la muove,  utilizzando tutti i più moderni strumenti  tecnologici come SITO INTERNET, BLOG, MAIL E NEWSLETTERS, ECC.
  • Condividere sempre insieme i momenti belli e quelli meno belli della vita dei nostri ragazzi  e della nostra Associazione.
Dove lavoriamo

Dove lavoriamo

Presso il presidio ospedaliero Manzoni di Lecco, reparto pediatria,  ma prima di tutto ogni giorno al fianco delle persone che devono convivere con questa condizione del Diabete giovanile di tipo 1

Ragazzi e scuola........

Paolo Ciampalini endocrinologo, fa parte del Team di Diabetologia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma
 
110 e lode!

Studiare è uno stress e come tale influisce sulla glicemia.
Un perfetto equilibrio glicemico aiuta a raggiungere la concentrazione necessaria per apprendere al meglio.



Studiare non fa male, anzi. Ma periodi di particolarissimo impegno nello studio determinano spesso uno stress psicologico. «E lo stress, fisico o mentale che sia», spiega Paolo Ciampalini, endocrinologo, «dà origine a una catena di eventi metabolici che ha importanti effetti sulla glicemia: produzione di glucagone che stimola il fegato a rilasciare glucosio, e di cortisolo che riduce la sensibilità delle cellule all’insulina». L’effetto è un rialzo anche marcato della glicemia. «Molto marcato nelle persone che hanno un equilibrio inadeguato», avverte Ciampalini, che fa parte del Team di Diabetologia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Molti studi scientifici hanno confermato la sensazione riportata da tanti ragazzi e ragazze con diabete alle prese con lo studio: il controllo metabolico ha effetti sulle capacità cognitive e di apprendimento. «In particolare si è visto come episodi ripetuti di ipoglicemia severa portino a una ridotta capacità della memoria a breve e medio termine, nonché a una ridotta capacità di orientarsi nello spazio: il classico senso di stordimento e confusione che si prova dopo un’ipoglicemia» continua Ciampalini.
L’importanza dell’equilibrio glicemico si rileva in occasioni particolari: l’esame di maturità, alcuni esami universitari ed è più raro negli studi superiori. «Sinceramente lo studio mi preoccupa, ma fino a un certo punto», afferma Francesca, 16 anni. «La scuola non mi stressa», conferma Andrea 15 anni. Buon per loro.
Molte persone con diabete invece hanno rilevato come la concentrazione, la memoria e la capacità di apprendere tendano a ridursi se la glicemia si discosta dai livelli ideali. Cristina, che si è laureata un anno fa, lo conferma con decisione: «Una perfetta concentrazione ri-chiede una perfetta glicemia», dice Cristina, che come ricercatrice in Biologia ha seguito con attenzione questo aspetto; «nel mio caso il livello ideale è 100-110: sotto si può avere una iniziale sensazione di lucidità, ma non si riesce a tenere la concentrazione. Sopra questo livello si riduce la capacità di apprendere», afferma.
Normalmente è più che sufficiente mantenere la glicemia in una fascia più ampia, basta insomma non avere la glicemia troppo alta ed evitare fastidiosi inizi di ipoglicemia. «Ma quando vuoi veramente dare il meglio di te e apprendere davvero quello che stai leggendo, macinando un esame dopo l’altro e puntando se possibile al massimo dei voti, hai bisogno della perfezione», commenta Cristina. Come un atleta in vista di una gara, uno studente molto impegnato deve seguire con attenzione anche il profilo glicemico.
Ciampalini concorda: «Da qui l’importanza per chi studia non solo di avere valori glicemici ‘ottimali’, ma anche di non avere eccessive fluttuazioni tra alti e bassi».
Francesca, che studia ragioneria e a scuola va bene, tanto che pensa di continuare con l’università, non si definirebbe una atleta dello studio ma è d’accordo: «Quando ho la glicemia alta mi viene mal di testa e studiare diventa difficile. Mi accorgo che impiego nettamente più tempo per leggere o per fare un compito».
Il motivo è noto, si tratta di una parola difficile: neuroglucopenia, «il cervello non ha quasi bisogno di insulina per utilizzare il glucosio presente nel sangue, ma attraverso molti meccanismi, uno stato di iperglicemia influisce sulla concentrazione e in generale sulla prestazione intellettuale esattamente come accade su quella fisica», afferma Ciampalini; «molti ragazzi che riescono a raggiungere l’equilibrio scoprono che, oltre alla ‘gallina domani’, cioè la riduzione dei rischi a lungo termine, una migliore glicata regala loro anche l’‘uovo oggi’, cioè un rendimento scolastico migliore a fronte di un impegno eguale o minore».
Ovviamente anche le ipoglicemie fanno male allo studio. «Qui il meccanismo è chiaro e univoco», nota il diabetologo del Bambino Gesù; «il cervello funziona a glucosio come il motore funziona a benzina. Se si scende anche di poco sotto i livelli ottimali, e non parlo di vera ipoglicemia, la concentrazione è la prima a risentirne: ci si distrae facilmente e l’attenzione se ne va». Francesca conferma: «Basta una leggera ipo e subito perdo concentrazione o avverto sonnolenza».
Nel rapporto fra studio e glicemia un ruolo importante è svolto dai tempi. Per esempio, quando si parla di pendolari si pensa subito ai lavoratori. In realtà anche molti studenti affrontano ogni giorno lunghi spostamenti. Francesca impiega quasi due ore per raggiungere la sua scuola a Roma e altrettante per tornare: esce di casa alle sei del mattino e torna per pranzo alle 15. Ovviamente lo schema insulinico e la quantità di carboidrati necessaria sono stati studiati insieme al diabetologo. Andrea, che ha 15 anni ma da poco ha imparato a gestire in prima persona il diabete, preferisce non portare a scuola la penna e l’insulina. Questo significa però che nei due giorni alla settimana in cui la scuola finisce alle 16 deve tornare a casa, fare l’insulina, pranzare e tornare a scuola perdendo un paio d’ore di lezione. Presto Andrea prenderà confidenza con la gestione del diabete e crescerà nel suo processo di adattamento psicologico alla malattia e non avrà più bisogno di perdere ore di lezione e di contatto con i compagni.
Tutto sommato i ritmi di studio e di vita dei ragazzi che seguono la scuola dell’obbligo o le superiori sono abbastanza prevedibili. Diverso il discorso quando si fa l’università. «Lo stress è importante nel determinare la glicemia ma molto meno dell’esercizio fisico. L’alternarsi di fasi di sedentarietà e movimento che è tipico degli studenti», continua Ciampalini che si è laureato a Roma e specializzato in endocrinologia, «ha un forte effetto sulle glicemie». Ancora una volta l’esperta è Cristina: «Studiare in vista di un esame lontano, alternando magari ore alla scrivania con la frequenza alle lezioni non è la stessa cosa che ripassare per una settimana senza alzarsi dalla sedia in vista dell’esame; per non parlare delle variazioni drastiche che avvengono nei giorni dopo un esame quando la tensione crolla, magari riprendi a fare movimento fisico e l’insulinoresistenza sparisce. Anche in una persona piuttosto metodica come me, la glicemia fa delle vere e proprie ‘montagne russe’».
Come comportarsi allora? Cristina ha la risposta: «Occorre avere a disposizione due o tre schemi e adottarli a seconda delle situazioni. Per fortuna le situazioni sono abbastanza prevedibili, una volta che hai imparato a gestire la fase di stress e le ‘vacanze dopo esame’, non sbagli più». Cristina usa il microinfusore ma lo stesso discorso vale per tutte le persone con diabete tipo 1 seriamente impegnate nello studio. «Lo schema insulinico può e deve essere adattato a un mutamento nei ritmi di studio», afferma Paolo Ciampalini; «e non parlo solo delle dosi ma anche degli orari e spesso dei tipi di insulina. Un ragazzo che si prepara per la maturità o che è passato da una ‘facile’ terza media a una ‘difficile’ prima superiore per esempio, per non parlare degli universitari, può aver bisogno di uno schema insulinico diverso. Può e deve contattarci. Noi siamo qui per questo. Per garantire il successo glicemico e magari aiutare quello scolastico».

tratto dal sito www.dm1.it